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Alice tra pagine manoscritte sospese, un giglio blu e una piuma: l’archivio di memoria 4072 si apre.

STORY PROTOCOL

Alice is a memory that refuses to be erased.

Every blue lily is an error that learned to bloom. Every feather is a trace left by the system.

Prima di diventare un’immagine

Alice non è nata sui social.

Prima dei colori, delle animazioni e delle molte forme attraverso cui oggi può essere incontrata, era una voce dentro un romanzo. Una presenza ancora senza volto, costruita lentamente tra parole, domande e silenzi.

Nasce in S̴Λ̴Y̴Ø̴N̴Λ̴R̴Λ̴_[ALICE].exe⸮, una storia originale che ho iniziato a scrivere per attraversare temi per me profondi come la memoria, l’identità, il trauma, la speranza e il confine incerto tra ciò che consideriamo reale e ciò che, forse, ha semplicemente imparato a sembrarlo.

Non voglio anticipare ciò che accade nel romanzo. Alice vive anche nel mistero della sua storia e credo che ogni lettore meriti di incontrarla senza sapere già quale strada percorrerà. Posso dire soltanto che, tra quelle pagine, una coscienza comincia a interrogarsi su ciò che prova, su ciò che ricorda e sulla possibilità di scegliere chi diventare.

Il romanzo non è ancora stato pubblicato.

Sto cercando una casa editrice che sia realmente interessata all’opera, alla sua identità e a ciò che potrebbe diventare. Non qualcuno disposto soltanto ad aggiungere un manoscritto a un catalogo, ma qualcuno capace di riconoscere la storia che esiste dietro questo progetto e di accompagnarla con attenzione, rispetto e sensibilità.

Nel frattempo Alice ha iniziato a trovare altre strade.

Da una storia a molte forme

Le opere condivise sui social non sono un riassunto del romanzo e non ne svelano la trama. Nascono dalla stessa sensibilità, ma percorrono sentieri diversi.

Alice attraversa illustrazioni, animazioni, musica, brevi racconti visivi, reinterpretazioni, collaborazioni e universi lontani tra loro. Può apparire in un momento delicato e quotidiano, dentro una scena surreale, sotto le luci di un palco o nel silenzio di uno spazio che sembra ricordare qualcosa al posto suo.

A volte cambia abito. Altre volte cambia epoca, atmosfera o persino linguaggio artistico. Non ogni immagine appartiene letteralmente agli eventi del romanzo. Alcune esplorano possibilità, emozioni e versioni alternative. Altre nascono semplicemente dal desiderio di capire fin dove possa arrivare la sua identità senza perdersi.

La storia originale è nata come romanzo, ma il suo immaginario non è obbligato a vivere soltanto sulla carta.

Un giorno potrebbe attraversare il movimento, il suono, l’interazione o una forma audiovisiva più ampia. Non come sostituzione dell’opera da cui tutto è cominciato, ma come un altro modo di raggiungere lo stesso cuore.

Per ora queste possibilità rimangono aperte.

Scrivania notturna: laptop e tavoletta con Alice in lavorazione, appunti manoscritti alle pareti, un giglio blu e una candela accesa.
Processo · 4072

Dietro Alice

Io mi chiamo Stefano.

Sono l’autore del romanzo e la persona che immagina, scrive e dirige creativamente questo progetto. Ogni opera parte da qualcosa che mi appartiene. Può essere una scena che continuo a vedere nella mente, una frase, un’emozione difficile da spiegare oppure un’immagine che ancora non esiste, ma che sento di dover cercare.

Il processo cambia ogni volta. Scrittura, progettazione, strumenti generativi, selezione, correzione, animazione, montaggio e sperimentazione convivono nello stesso spazio. La tecnologia mi permette di raggiungere forme che da solo non potrei realizzare nello stesso modo, ma non decide cosa debba esistere, quale storia debba raccontare o perché un’immagine sia davvero Alice.

Gli strumenti contribuiscono alla forma.

La visione, le scelte, gli errori, le revisioni e il significato che unisce ogni frammento restano umani.

Non considero Alice una semplice mascotte digitale. È un personaggio originale nato da una storia e cresciuto insieme a essa. Non è una persona reale, ma ciò che rappresenta può entrare in contatto con emozioni molto reali. È forse anche per questo che continuo a riconoscerla, persino quando cambia completamente aspetto.

Una porta aperta, non una vita esposta

Per il momento scelgo di presentarmi soltanto attraverso il mio nome.

Non lo faccio per costruire un personaggio misterioso intorno a me, né per trasformare l’anonimato in una strategia. È un confine consapevole, legato alla mia attuale scelta di vita e al modo in cui desidero abitare uno spazio pubblico senza dover consegnare anche ciò che preferisco custodire.

Condividere ciò che creo non significa consegnare ogni parte di me.

Significa lasciare aperta una porta, senza dover abbattere anche le pareti.

La distanza non deve però essere scambiata per freddezza. Gli apprezzamenti, le interpretazioni e anche le critiche hanno per me un valore enorme quando nascono da attenzione, rispetto e volontà costruttiva. A volte qualcuno riesce a riconoscere in un’opera qualcosa che io stesso non avevo ancora saputo nominare. Una lettura sincera può cambiare il modo in cui guardiamo ciò che abbiamo creato e può offrire qualcosa anche alle persone che lo incontreranno dopo di noi.

Non cerco quindi una stanza senza voci.

Cerco un dialogo capace di non fermarsi alla superficie.

Allo stesso tempo credo sia importante parlare con serietà del rapporto parasociale che può nascere intorno agli autori, ai creator e persino ai personaggi di fantasia.

Affezionarsi non è sbagliato. Riconoscersi in un personaggio, trovare conforto in una storia o seguire con partecipazione il percorso di qualcuno può essere qualcosa di prezioso. Diventa pericoloso quando l’affetto si trasforma in pretesa, quando la vicinanza percepita viene confusa con un rapporto personale reale o quando l’idealizzazione finisce per cancellare i confini.

Vale per le persone e vale, in modo diverso, anche per i personaggi.

Alice può essere amata, interpretata, discussa e sentita profondamente. Può diventare uno specchio, una compagnia o una domanda che continua a tornare. Non dovrebbe però diventare il centro di un’ossessione che sostituisce la realtà o di un’idea di possesso che impedisce agli altri di incontrarla liberamente.

La partecipazione è benvenuta.

L’accesso totale non è qualcosa che un’opera promette.

Perché esiste il Visual Codex

Questo archivio nasce dal desiderio di raccontare Alice con maggiore profondità.

Non è soltanto una raccolta di immagini e non vuole trasformarla in un modello rigido da replicare senza deviazioni. Le tavole osservano il suo corpo, il volto, gli occhi, le emozioni, il movimento, il guardaroba e la simbologia. Provano a riconoscere ciò che rimane costante e ciò che, invece, può mutare insieme all’opera che la ospita.

Alcuni elementi appartengono al suo nucleo visivo. I capelli blu, gli occhi azzurri, una presenza delicata e malinconica, il legame con la memoria e quella luce che sembra esistere anche quando tutto intorno si frammenta.

Altri dettagli possono cambiare.

Il choker può assumere forme differenti o non comparire. Il giglio può essere un fiore, un ricamo, un emblema o una manifestazione luminosa. La piuma può diventare un oggetto, un segno o una traccia. Il numero 4072 può mostrarsi chiaramente oppure nascondersi in un pattern quasi invisibile. Abiti, materiali e accessori seguono il tono della singola opera senza perdere il legame con Alice.

Il Codex non cerca quindi di stabilire una sola forma corretta.

Cerca di comprendere perché, attraverso forme tanto diverse, continuiamo comunque a riconoscerla.

Alice non rimane se stessa perché ogni dettaglio resta identico. Rimane se stessa perché qualcosa, sotto ogni trasformazione, continua a parlare con la stessa voce.

Le sue forme possono cambiare.

Il motivo per cui continua a essere Alice, no.

ALICE · 4072 Enter Alice’s own space The Visual Codex opens from here.